20140806_111929 modAgosto è il mese migliore per conoscere Milano, la nostra città d’estate non si svuota più completamente e ci sono numerose iniziative per avventurarsi alla scoperta delle bellezze nascoste. Proprio l’8 agosto ho partecipato ad una visita  organizzata dalla Biblioteca Sormani e dai gruppi di lettura del Gallaratese , Sant’Ambrogio, Parco Sempione e Zara di Milano ispirata al libro “Ascolto il tuo cuore città”  (1944) di Alberto Savinio. La visita fa parte di  un percorso letterario che propone  diverse uscite per le vie della città sulle orme del romanzo saggio di Savinio con una guida appassionata e originale, Valentino Scrima.  Ma torniamo al nostro tour. Savinio fu un poliedrico artista (1891 – 1952) fratello del noto pittore Giorgio De Chirico. Camminare per le vie della nostra città leggendo i brani di questo scrittore  per me é stato come salire sulla macchina del tempo . Savinio amava spassionatamente Milano e la descrive in un periodo di trasformazione tra le due guerre.

20140806_124305 modPartiamo da Piazza Cavour da cui si diparte Via Turati che era stata  tracciata nell’immediata Unità d’Italia con il nome di via Principe Umberto, per collegare il centro urbano alla Stazione che si trovava in Piazza della Repubblica. All’epoca di Savinio era una delle strade che i visitatori percorrevano entrati a Milano. Torniamo un pò indietro nel tempo per immaginarci com’era Piazza Cavour : la piazza nasce nel 1863 , fino al 1930 passava il Naviglio sul lato di via Fatebenefratelli, c’erano molti giardini e la zona cominciò ad essere  privilegiata dalle famiglie facoltose come primo esclusivo quartiere residenziale, immerso nel verde dei giardini.
L’area  divenne così oggetto di speculazioni, rasero al suolo i palazzi dell’800 e la Chiesa di S.Bartolomeo . Qui sotto alcune immagini per  scoprire  Piazza cavour e Milano com’era  .

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L’unico palazzo che si salva dalla trasformazione è l’edificio d’angolo tra via Turati e via Manin, al 5 di Piazza Cavour. Costruito da La Pace Assicurazioni, ci sono una bella cariatide e un imponente talamome che sembrano vivere la loro relazione di lievi carezze  e gentilezza di fronte a tutti in piazza..

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Cominciamo a percorrere  Via Turati e al n. 7 della medesima all’imbocco di via Porta, Savinio ricorda, per esempio,” un signor palazzo munito di un signor giardino, proprio dove era sempre appostata una vecchia tacchettatrice «angoliera», vera passione dei brumisti milanesi”
Suggestiva in questa assolata mattina d’agosto l’immagine delle prostituite le cosidette tacchettatrici che camminando fanno risuonare il loro tacchi , l’unico segno umano  per i taxisti  immersi nella nebbia, i brumisti.

Il nostro percorso letterario prosegue lungo via Turati ove si estendeva il parco di Palazzo Melzi, edificio neoclassico. Un giardino ora scomparso. Il parco era delimitato da due casette rose basse , c’era un laghetto, un prato curatisismo e “bimbi e grossi sambernardi giocavano sul prato, dame e gentiluomini sedevano all’ombra degli alberi, in elegante merenda” ma l’ambizioso  Guido Donegani, presidente livornese della Montecatini, mise l’occhio sull’area e vi fece erigere due palazzi sedi della società.

  20140806_111419 modI due edifici entrambi sedi della Montecatini furono costruiti  a poco anni di distanza l’uno dall’altro ma sono diversissimi . Il  primo costruito nel 1926 in stile neorinascimentale  e il secondo edificio fu realizzato nel 1938 da Gio Ponti in marmo cipollino. È incredibile come ci siano solo 10 anni di differenza tra i due edifici ma  il constrasto è stridente e all’epoca Savinio ci racconta che  infuriò un appassionato dibattito.  Oggi ci risulta strano capire l’impatto che ebbe perchè siamo ormai circondati da edifici di quel genere ma per l’epoca fu qualcosa di sconcertante. Savinio era  colpito dalla novità dell’edifico dalla pareti lisce caratterizzate da finestre a filo con la parete (è il primo uso industriale dell’alluminio per i serramenti).   Definiì il palazzo  di Gio Ponti palazzo specchiante “come un cielo nuvoloso, una concrezione di pioggia, che riflette il cielo bigio di Milano e la vita frenetica delle strade” Anche se i milanesi – più concreti – hanno visto dell’altro in queste venature verdognole, ribattezzando subito l’edificio «palazz de gorgonzouela».

map 1La prima tappa del nostro percorso per oggi termina qui.. vi racconterò il seguito domani con altrettante foto, citazioni di Savinio e spunti per una passeggiata insolita a Milano!

p.s Le foto della vecchia Milano le ho gentilmente prese dal blog http://vecchiamilano.wordpress.com/ e dalla pagina Facebook  della community Milano com’era. Parte delle informazioni mi è stata data da Valentino. grazie!

 

 

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