20140806_111958 modIl nostro tour letterario continua in compagnia dei brani di Savinio, di fronte al palazzo di Giò Ponti  in Largo Donegani . Ci soffermiamo davanti alla fontana realizzata anch’essa da Giò Ponti in marmo bardiglio (dallo spagnolo bardillo, grigio). La fontana è stata restaurata nel 1992 , per la simpatica forma venne chiamata dai milanesi anche tazzinetta, non so se viene chiamata così  tutt’oggi, certo che assomiglia proprio ad una tazzina di caffè.

Dall’altra parte della piazza si erge invece un edificio un pò particolare per i diversi stili che lo caratterizzano, è la famosa Cà Brutta costruita nel 1919 . Ma perchè venne chiamata Cà brutta? A me non sembra così brutta! In verità  bisogna capire che all’epoca quando venne costruita  venne raso al suolo il Villino Borghi con i  giardinetti. Il divario tra il prima ed il dopo fu probabilmente un trauma! L’edifico a blocco unico  fu progettato da Barelli e Muzio  ed era concepito ad uso residenziale. Muzio  in verità intervenne successivamente in particolare sulle decorazioni che rivestono la massa edilizia. Non era solo una trasformazione  estetica ma era anche un cambiamento di mentalità : si passava dalle villette unifamiliari ai condominii. Come dice  Savinio si passa  dal superfluo all’utile . Qui sotto una foto del Villino Borghi all’epoca poco prima della distruzione e della costruzione della Cà Brutta .

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La trasformazione a cui assiste Savinio è radicale e feroce ma lui non sembra intristito ha  solo timore che quest’appiattimento possa cancellare le tracce d’originalità storica della città, in favore di un aspetto moderno ma uniforme.

20140806_123319 mod Continuamo la nostra camminata lasciando largo Donegani e proseguiamo  ancora su via Turati, ci fermiamo all’altezza del Palazzo della Permanente, dall’altra parte della strada dove scopriamo un giardino segreto, uno dei tanti a Milano. Si tratta del giardino della ex sede Campari ora sede di una nota banca tedesca. Si tratta di una sosta  piacevola in questa mattina d’agosto e in questo cortile ombroso e silenzioso ci fermiamo per ricordare ciò che  Savinio diceva di Milano “città tutta pietra in apparenza e dura, ma morbida invece di giardini interni“. Bellissime parole, non vi pare ?

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Dopo la sosta verde  proseguiamo verso  Piazza della Repubblica dove ci attendono i grattacieli erbivori o anche rubacielo così denominati da Savinio.  L’attuale Piazza della Repubblica fu fino agli anni ’20 sede della prima Stazione Centrale (1864), poi con il nome di piazzale Fiume, fu convertita in un grande spazio erboso circondato da edifici residenziali a dieci/quindici piani, che i milanesi d’allora chiamavano grattacieli.

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Sebbene il contesto urbano di Piazza Repubblica non sia particolarmente suggestivo la lettura di Savinio riesce a caricarlo di fascino inaspettato. Oggi è uno snodo trafficato e solo ascoltando le parole dello scrittore a occhi chiusi sembra di essere trasportati in un’altra dimensione, in un’ altra epoca. Savinio ci racconta che i fortunati abitanti degli ultimi piani conducevano una vita da semidei. Accedevano agli appartamenti tramite ascensori rapidi e silenziosi. Contemplavano la città dai giardini pensili delle terrazze, degni della Babilonia di Nabuccodonosor, un pò esagerato forse..ma tinge  l’atmosfera della piazza di un’ altra sfumatura.. riesco quasi ad immaginarlo questo artista italiano di origine ma greco di nascita  innamorato della Milano degli anni ’20  in trasformazione  su uno dei grattacielli che ancora svettano sulla Piazza.

Il tour per oggi è finito ma vi racconterò la prossima passeggiata letteraria e sento sarà come salire di nuovo su una macchina del tempo!

p.s ringrazio ancora per le immagini il sito della vecchiamilano e per alcune informazioni la guida Valentino Scrima.

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